IMPEGNO ACLISTA
Ravenna
Le parole-chiave – immaginate metaforicamente come passi di un cammino che ci introduce nel XXI secolo sono state selezionate prendendo in considerazione soprattutto l’attuale fotogramma delle ACLI nel loro sostanziale impegno associativo. Come si può vedere, troviamo anzitutto le tre classiche fedeltà (lavoro, democrazia, Chiesa), mentre la quarta fedeltà (futuro) è collocata alla fine dei molteplici “passi”, quasi a coronamento dell’intero percorso. La successione delle altre parole chiave ha un andamento non vincolante ma motivato da ragionevoli connessioni di ordine tematico e dalla convinzione che alla fine, ciò che più conta, non è quel che viene prima o dopo, ma la circolarità delle parti, la loro concatenazione e, in definitiva, il rapporto di incrocio reciproco e di interdipendenza di ognuna delle parole con tutte le altre.
Ravenna
Le parole-chiave – immaginate metaforicamente come passi di un cammino che ci introduce nel XXI secolo sono state selezionate prendendo in considerazione soprattutto l’attuale fotogramma delle ACLI nel loro sostanziale impegno associativo. Come si può vedere, troviamo anzitutto le tre classiche fedeltà (lavoro, democrazia, Chiesa), mentre la quarta fedeltà (futuro) è collocata alla fine dei molteplici “passi”, quasi a coronamento dell’intero percorso. La successione delle altre parole chiave ha un andamento non vincolante ma motivato da ragionevoli connessioni di ordine tematico e dalla convinzione che alla fine, ciò che più conta, non è quel che viene prima o dopo, ma la circolarità delle parti, la loro concatenazione e, in definitiva, il rapporto di incrocio reciproco e di interdipendenza di ognuna delle parole con tutte le altre.
Orientamenti congressuali
Venti passi verso il Congresso
Schede congressuali
Dal 3 al 6 Aprile 2008 - Roma
15 Marzo - Congresso Regionale Acli Emilia Romagna
24 Febbraio - Congresso Provinciale Acli - Bagnacavallo
1. LAVORO
1. LAVORO
L’attenzione ai lavoratori rimane un tratto identitario della nostra associazione. Stiamo passando dalla società fordista alla società elettronica. Viviamo una metamorfosi del lavoro: i luoghi, i tempi e i ritmi del lavoro non sono più chiaramente identificabili come lo erano nel Novecento configurando una flessibilità che rischia di convertirsi in precarietà, per non dire di nuove forme di schiavitù che si riaffacciano nel mondo, giustificando la necessità di una coalizione mondiale per il lavoro dignitoso. Anche i soggetti che lavorano si moltiplicano: al tradizionale lavoratore capofamiglia si aggiungono sempre di più nel mercato del lavoro le donne e gli immigrati. Nelle trasformazioni noi riaffermiamo la centralità della persona e ci impegniamo a promuovere, nella nostra società già ampiamente individualizzata, forme di socialità e di aggregazione tra i lavoratori affinché possano evitare condizioni di solitudine e di isolamento. Siamo per una politica del lavoro che dia valore alla vita dell’uomo e della donna puntando alla conciliazione dei tempi, alla socialità, all’occupabilità, alla qualità, alla sicurezza e alla tutela di ogni lavoratore e lavoratrice.
2.DEMOCRAZIA
Tra le classiche fedeltà delle ACLI c’è sempre stata, fin dalle origini, quella alla democrazia. Ciò che oggi in varie forme nella società viene messo in discussione non è tanto il valore in sé della democrazia quanto le forme della partecipazione dei cittadini alla vita democratica, il modello di rappresentanza, il sistema dei partiti e i meccanismi elettorali. La distanza tra istituzioni e cittadini è così grave che non è certo soffiando sul fuoco dell’antipolitica che si potrà invertire la rotta. Soltanto con una buona politica ovvero ripartendo dal basso, dalla società civile e dalle comunità è possibile aprire una nuova stagione democratica. Per questo le ACLI promuovono la partecipazione e l’impegno degli associati e dei dirigenti nella vita pubblica e nelle istituzioni. Anche a livello internazionale la democrazia per uscire dal Novecento ed entrare nel XXI secolo ha bisogno di andare oltre i vecchi principi dell’indipendenza e della sovranità degli Stati nazionali per dare sostanza istituzionale al multilateralismo come politica dell’interdipendenza e alla governance globale.
3.CHIESA
Essere cristiani del Terzo Millennio richiede la forza e il coraggio di prendere il largo discernendo i “segni dei tempi”. Siamo testimoni dell’Amore di Dio in Gesù risorto. Annunciamo il Vangelo fino ai confini del mondo per raggiungere l’uomo e la donna nella loro concreta condizione. Come laici associati e impegnati sentiamo di appartenere e vogliamo partecipare attivamente alla vita della comunità ecclesiale contribuendo con la nostra esperienza del mondo ad approfondire l'intelligenza della questione sociale. In questo orizzonte ecclesiale, le ACLI vogliono proseguire il percorso di dialogo, confronto e discernimento comunitario con le altre realtà associative di impegno laicale. Il pluralismo e la specificità dei carismi di queste.
4. CATTOLICESIMO DEMOCRATICO
Maturato lungo il Novecento, il cattolicesimo democratico si presenta come una delle tradizioni culturali e politiche ancora vitali all’inizio del XXI secolo. Esso esprime non solo quella cultura della prossimità, della premura per l’altro, specie se debole o escluso, che era ed è tipico del cattolicesimo sociale, attento in particolare alla carità, ma soprattutto è impegnato a tradurre le istanze della giustizia sociale nelle decisioni e nelle istituzioni della politica. Quando nell’enciclica “Deus caritas est” di Benedetto XVI si invitano i cattolici a “non restare ai margini della lotta per la giustizia”, troviamo la conferma del ruolo dei cattolici democratici anche per il presente momento storico che vede il nostro Paese impegnato in una faticosa ricerca di nuove forme di partecipazione e di assetto democratico.
5. WELFARE
Il mutato contesto economico e le mutate esigenze delle persone esigono di passare da un welfare centralizzato e statale ad un welfare mix terreno di confronto tra diversi attori. Non ci convince un welfare delle opportunità con una forma minima di diritti per tutti e la libertà individuale di accesso alle variegate offerte del mercato. Sosteniamo un welfare pensato non solo come costo economico ma quale cifra dell’abitare civile in una società. Siamo per un welfare corresponsabile e promotore di sviluppo in quanto promuove le persone e non gli individui, che garantisca ad ognuno uguali possibilità di perseguire liberamente i propri scopi, che accanto ai principi di uguaglianza, garantiti dallo Stato, e di libertà, promossi dal mercato, valorizzi il principio di fraternità, promovendo il capitale sociale capace di fermentare legami solidali e cittadinanza attiva, in modo da rendere protagonisti e responsabili le persone e le loro famiglie. Promuoviamo un welfare locale al servizio dei più deboli: anziani, immigrati, bambini, minori, famiglie monoparentali e a basso reddito.
6. FAMIGLIA
La famiglia, attraversata negli ultimi decenni da trasformazioni profonde, rimane un orizzonte primario e fondamentale di crescita umana, di educazione alla relazionalità e alla socialità, d’incontro delle differenze, di genere e di generazione. Oggi più che mai bisogna riconoscere e promuovere il valore della comunità familiare, luogo di legami e di progettualità, indispensabile ad una società solidale e coesa, come affermato dallo stesso dettato costituzionale. Si deve ripartire dall’alleanza tra uomo e donna, aperta alla generatività, rispettosa del loro cammino storico e della loro originaria dignità personale, si deve dare nuovo slancio al dialogo e alla solidarietà intergenerazionale. La famiglia come bene di tutti deve infine trovare nel campo politico e istituzionale il terreno concreto dove avverare le affermazioni di principio. La soggettività politica della famiglia è per noi il passaggio obbligato per politiche familiari integrate, di promozione, tutela e accompagnamento per tutto l’arco della sua vita.
7. VITA
I progressi della tecnoscienza applicati alla genetica hanno radicalmente trasformato il nostro rapporto con la vita. Da fenomeno naturale è diventato oggetto passibile di manipolazioni, dal nascere al morire. Tra le sfide inedite del nuovo millennio dunque quella delle bio-tecnologie fa appello alle nostre scelte più radicali, facendo apparire nel nostro vocabolario il binomio bio-etica e bio-politica e chiamandoci a nuove responsabilità non solo come singoli ma anche come cittadini. Noi riteniamo che sulla soglia del post-umano vada riaffermato con forza il valore di una scienza realmente al servizio dell’essere umano, l’indisponibilità della vita alle manipolazioni genetiche, la cultura del limite come criterio di valutazione e di scelta in ogni questione che coinvolga la vita. Affermiamo inoltre una concezione della vita relazionale e non riduttivisticamente biologica, capace di traghettare nel nuovo secolo i valori più autentici della dignità della persona e di un umanesimo integrale.
8. FELICITÀ
Vecchio quanto l’uomo, il desiderio di felicità in questi due ultimi secoli ha incrociato il mito del progresso e l’ottimismo della modernità. Il desiderio è diventato un diritto, la “pubblica felicità” un obiettivo dichiarato della politica. Tramontata l’utopia, la felicità – almeno nel mondo occidentale – ha prima ricondotto le sue istanze all’interno del benessere collettivo e poi, circoscritto il suo perimetro all’individualismo radicale, si è ridotta all’euforia dei consumi e si è misurata con la quantità dei beni posseduti. Entrando nel nuovo secolo, vogliamo affermare che la felicità è un bene relazionale. Nasce e si alimenta dalle relazioni buone. Una vita relazionale ricca, aperta agli altri, capace di tessere nella quotidianità trame di rapporti positivi e generosi, è quella che si chiama vita buona e dunque vita felice.
9. SOBRIETÀ
Il Novecento lascia al mondo occidentale una società dell’opulenza, del narcisismo, dei consumi, imperniata sul binomio: produrre per consumare. Le nostre scelte, le abitudini, i costumi, i giudizi, il nostro stesso tempo sono condizionati dal criterio dell’usa e getta. Questa logica pervade le esperienze di vita, le idee, le relazioni rendendole sempre più parziali e frammentate. La sobrietà ha la forza di scardinare questo contesto. Guardare all’essenziale non comporta la riduzione delle proprie aspirazioni, ma la selezione di ciò che veramente conta. Ci impegniamo a passare ad uno stile di vita sobrio per recuperare il senso della misura, dell’equilibrio e della giustizia. La sobrietà diventa la virtù di sintesi nella quale si unificano le idee e le azioni e le strategie di vita delle persone.
10. BENE COMUNE
La categoria di bene comune è tra i pilastri essenziali che reggono l’architettura della dottrina sociale della Chiesa. Già Tommaso d’Aquino affermava che il bene comune esprime allo stesso tempo il bene di “ciascuno” e il bene di “tutti”. In questa prospettiva antropologica che è propria del personalismo comunitario si può comprendere correttamente il bene comune, il quale non potrà essere confuso né con l’interesse generale, né con il bene totale (come somma delle parti), né infine con il bene pubblico (che si contrappone a quello privato). Al n. 26 della Gaudium et spes si legge che il «bene comune è l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente». Riprendendo questa definizione il Compendio suggerisce di allargare i confini del bene comune collegandolo con il processo di interdipendenza tra i popoli e con le legittime aspirazioni dell’intera famiglia umana. Questo significa che in una prospettiva di futuro è da riscrivere la mappa del bene comune tenendo conto degli orizzonti globali della democrazia economica e delle istituzioni politiche.
11. EDUCAZIONE
Più che dare “forma” (formare) o imprimere un “segno” (in-segnare) oggi l’educazione ha il compito di aiutare la persona ad orientarsi senza perdersi nella complessità e nella società dell’incertezza. In un tempo di svolta antropologica, che trova i suoi poli estremi nel relativismo e nel fondamentalismo, l’azione educativa è da ripensare come dinamica relazionale e come accompagnamento narrativo e competente perché il sistema della trasmissione generazionale dei saperi e dei valori si è interrotto. In questo senso le tradizionali agenzie educative sono diventate più deboli: la scuola come l’associazionismo, la famiglia come la parrocchia. Separare l’educazione dall’istruzione – come si è tentato di fare negli ultimi decenni - non è né realistico né opportuno dal momento che sembra indispensabile l’acquisizione di nuovi alfabeti e nuovi saperi per essere cittadini consapevoli in una società complessa e per valorizzare i talenti e la creatività. In sintesi è necessaria una pedagogia del cambiamento che veda l’azione corresponsabile di diversi soggetti, dalle istituzioni alla scuola, dalla famiglia alla società civile.
12. PACE
La cultura della pace che abbiamo conosciuto in particolare negli ultimi quarant’anni del Novecento, ha oggi bisogno di della nonviolenza come valore e come metodo, per poter incidere con più efficacia a livello culturale e politico nell’attuale scenario caratterizzato dal terrorismo fondamentalista, dall’unilateralismo, dalle guerre preventive, dall’ingiustizia sociale ed economica e dal degrado ambientale come esito del rapporto aggressivo e rapace dell’uomo con la natura. Non a caso tra i conflitti che si prevedono in futuro figurano sia le guerre per l’identità, sia le guerre per l’acqua. Sempre di più, nel nostro tempo, la pace è chiamata a misurarsi con le nuove sfide dovute allo “scontro di civiltà” e alla necessità di oltrepassare la visione dell’unilateralismo, per sostenere una grammatica del con-vivere e del cooperare, una politica interdipendente e multilaterale che abbia alla base una cultura della pace fondata sulla giustizia, sul rispetto dei diritti umani e sulla sobrietà.
13. ECOLOGIA
La pressione del progresso novecentesco ha portato allo sfruttamento dell’ambiente, al sovraccarico del Pianeta, allo sperpero delle risorse naturali, ad inquietanti mutamenti climatici. L’ecologia reclama la cultura del limite. Abbiamo il compito di passare dalla pretesa di possedere la Terra, alla cultura dell’abitare la Terra. Ci sono nuovi diritti da riconoscere e bello e buono: l’accesso all’acqua potabile, la disponibilità di aria salubre, la garanzia di alimenti genuini. Occorre investire in buone pratiche che vadano dall’utilizzo dei mezzi pubblici alla raccolta differenziata dei rifiuti, dall’investimento in fonti energetiche alternative alla tutela della biodiversità.
14. ECONOMIA
Nel passaggio dalle economie nazionali all’economia globale il commercio di beni e servizi, la finanza e le imprese si muovono in uno spazio-mondo. Tutti gli attori economici sono più legati tra loro e allo stesso tempo meno vincolati alle regole locali. Vogliamo un’economia sostenibile che indirizzi la ricerca del profitto alla crescita della persona e delle comunità e non allo sperpero o all’accumulo, che privilegi la cooperazione e la solidarietà rispetto all’individualismo competitivo. Vogliamo operare per democratizzare l’economia attraverso la trasparenza delle politiche di impresa, la tracciabilità dei prodotti, il rispetto delle regole, la responsabilità sociale e ambientale di impresa, e attraverso la promozione e la tutela del cittadino lavoratore – consumatore – risparmiatore, sostenuto dalla società civile organizzata. Vogliamo garantire il suo protagonismo civico, la sua partecipazione alle strategie aziendali, le sue scelte di spesa, di investimento e di risparmio.
15. ETICA PUBBLICA
In questo passaggio di secolo il campo dell’etica pubblica e i criteri della laicità sono diventati più vasti e più complessi. Gli elementi nuovi di cui occorre tenere conto sono l’avvento di un clima culturale post-secolare segnato da un “ritorno della religione” come bisogno diffuso, il pluralismo delle culture e delle religioni nella società globale, la necessità di un ethos pubblico condiviso a fronte di sfide inedite e decisive per il futuro dell’umanità. Noi riteniamo indispensabile un più avanzato statuto di laicità che, superati antichi steccati ideologici e vecchie contrapposizioni, riconosca la rilevanza pubblica delle religioni e assicuri uno spazio di espressione e di confronto, rispettoso e orientato alla condivisione. Andando oltre la neutralità e la tolleranza, proponiamo una laicità concertante che chiami ogni risorsa del pensiero, della fede e della ragionevolezza ad individuare.
16. MIGRAZIONI
Nell’attuale contesto socio-culturale il fenomeno delle migrazioni e della mobilità umana è una delle res novae più significative. Le migrazioni che interessano oggi l’Italia sono diverse dal passato sia perché a causa della spinta poderosa esercitata dalla globalizzazione hanno ormai assunto una configurazione strutturale, sia perché sempre più spesso si caratterizzano anche come esodo dei cervelli o migrazioni “intellettuali” che si aggiungono ai rifugiati, ai profughi di guerra e ambientali. Le vecchie e nuove forme di migrazione chiedono di ridefinire non solo il diritto di cittadinanza ma anche le politiche del welfare, della sicurezza e del lavoro, oltre agli stessi tradizionali concetti di cultura, identità, laicità, integrazione, in una prospettiva più aperta, dinamica e interculturale, capace cioè, di andare oltre gli attuali modelli di multiculturalismo.
17. RETE
Se la mobilità caratterizza la nostra epoca, la Rete con le sue connessioni e i suoi nodi ne condiziona i flussi. Sono le innovazioni tecnologiche e le potenzialità strategiche dei nodi, che tracciano i possibili percorsi. I canali di comunicazione sono moltiplicati e a vari livelli: da Internet e dai telefonini satellitari, ai più tradizionali oleodotti o acquedotti. Coloro che sono in grado di generare, elaborare, applicare e gestire queste connessioni, sono le nuove élites globali, i nuovi detentori del potere, perché rendono accessibili o meno i luoghi (città, regioni e interi Paesi), perché determinano nuove forme dell’inclusione e dell’esclusione nel mondo globale (per persone, aziende, comunità e popolazioni). Le persone e le comunità non possono essere lasciate sole di fronte ai canali reali e virtuali di collegamento. Per questo servono luoghi e strumenti di governo e di partecipazione per la costruzione di una società a rete globale autenticamente libera e democratica.
18. EUROPA
Dopo aver raggiunto lo storico traguardo della moneta unica, l’Unione europea ha oggi bisogno di darsi un nuovo progetto che sia ideale e politico al tempo stesso. Un progetto che vada oltre l’allargamento a nuovi stati membri e che segni il rilancio del testo costituzionale. L’accordo sostanziale (con l’eccezione della Polonia) che è stato recentemente raggiunto tra i paesi dell’Unione sul tema della moratoria universale sulla pena capitale sta a dimostrare quanto sia necessario un più marcato ruolo politico dell’Europa a livello mondiale. Per le ACLI diventa prioritario, accanto all’impegno ormai annoso nella zona dei Balcani, sostenere una politica europea del Mediterraneo che sia in grado di governare con più efficacia una serie di problemi come i flussi migratori dall’area nord-africana, la presenza dell’Islam nei paesi europei, la questione controversa dell’ingresso della Turchia nell’Unione europea.
19. MONDO
La presenza delle ACLI nel mondo – in seguito all’emigrazione di tanti italiani - è oggi radicata e consistente, mentre continua a crescere in diverse forme la promozione della giustizia e la cooperazione con i vari partners di altri continenti, in particolare con America Latina e Africa. Molteplici sono oggi i progetti che le ACLI realizzano in varie parti del mondo, ma quale che sia il progetto o il Paese dove esse operano, la loro azione è sempre ispirata all’unità della famiglia umana e al paradigma della fraternità universale, valorizzando le varie forme di dialogo tra le culture e le religioni, e rifiutando ogni discriminazione fondata sulla razza, il sesso, la cultura o la religione come contraria ai diritti umani. Compito delle ACLI oggi nel mondo è anche quello di contribuire a preparare le istituzioni politiche che sono ancora assenti nel campo internazionale, sia a livello simbolico (come la giornata dell’Interdipendenza) sia a livello dei movimenti globali di base (Forum sociale mondiale) sia infine al livello delle inedite forme istituzionali (si pensi alla proposta dell’ONU2 come seconda Camera della società civile da affiancare a quella dell’ONU degli stati e dei governi).
20. FUTURO
Usciti dalle ideologie e disillusi dalle utopie della modernità, siamo spinti a vivere realisticamente nel presente, evitando sia le ingannevoli insidie di una fine della storia, sia la rassegnata accettazione degli eventi come fatale prodotto del destino. Immerse nelle attuali trasformazioni le ACLI sono impegnate a leggere i segni dei tempi per accogliere nella speranza le sorprese e le strade inedite della storia. Siamo chiamati, come ci ha esortato nella sua udienza Benedetto XVI, ad essere fedeli al futuro, anche rintracciando le radici e i semi di novità nei fermenti sociali, ricostruendo nei territori che abitiamo luoghi di fiducia affinché le persone trovino nella presenza delle ACLI un tessuto di socialità e di solidarietà fecondo per la loro vita e per la crescita di buone relazioni con gli altri.