martedì 29 aprile 2008

Il 1° maggio 2008 visto dalle Acli Provinciali di Ravenna


1° MAGGIO: I VALORI DELLA PERSONA E DELLA SUA VITA
VENGONO PRIMA DI TUTTO

Per noi Aclisti, cristiani impegnati nel mondo del lavoro, la celebrazione del 1° Maggio significa saldare intimamente le motivazioni concrete del nostro vivere quotidiano con quelle trascendenti della partecipazione alla costruzione del creato mediante la nostra opera. Partendo da ciò, in quest’occasione non possiamo non mettere in primo piano il rilievo drammatico che ha assunto in questi ultimi mesi il problema delle condizioni nei luoghi di lavoro, in primo luogo della sicurezza.
Poiché sui grandi problemi che riguardano l’esperienza umana non ci possono essere diversi criteri di orientamento, come pure la nostra capacità di essere presenti sugli stessi non si misura dall’abilità nel gestire un equilibrio fra le opzioni in gioco, ribadiamo ancora una volta, in quanto ce n’è sempre bisogno, che noi siamo dalla parte della vita, della sua integrità fisica ed intellettuale.
Non appaia banale e scontata questa affermazione, perché il concetto non si esaurisce nella proposizione del principio. Già bastano gli annunci giornalieri di “morti bianche” a suscitare il nostro sconcerto e la nostra indignazione, ma non ci vogliamo fermare qui: ogni vita strappata, ogni famiglia incredula e disorientata per aver subito un lutto assurdo, ogni evento che avrebbe potuto essere evitato solo che si fosse messa più coscienza nel rapporto fra la persona che lavora e il valore dei beni materiali che il lavoro stesso produce, ci impegnano a fare tutto quanto è nelle nostre possibilità per diffondere una cultura più solidale anche nel mondo produttivo, per favorire una netta inversione del fenomeno, partendo dai settori più a rischio.
Le condizioni in cui avvengono gli infortuni sul lavoro non sono tutte uguali, come pure tutte uguali non sono le responsabilità: di questo siamo consapevoli, anche se non possiamo accettare che i mezzi di informazione siano sempre più interessati a vedere la causa e la responsabilità “ultima”, quella occasionale, ossia quella che dal loro punto di vista, in modo sbrigativo tanto per “confezionare” la notizia, è più facile da ricostruire e può fare presa più immediata sull’opinione pubblica. Troppo spesso si sente ripetere che “il lavoratore non aveva osservato le misure di sicurezza che pure erano state imposte”: anche quando ciò corrisponda a verità, crediamo occorra risalire a come il lavoratore era stato istruito ed avvertito sui rischi e alle condizioni in cui si stava volgendo quella prestazione (filiera del subappalto, durata, stress, ecc..).
A questo proposito, pur ammesso che la produttività nel nostro paese sia inferiore a quella dei partner europei, ma – soprattutto – che stia regredendo, non crediamo che la soluzione per migliorarla sia quella di favorire l’aumento della prestazione in termini quantitativi, ossia di incentivare gli straordinari (pur ammettendone il ricorso il via eccezionale). L’urgenza di avere più soldi in busta paga e di arrivare alla fine del mese senza le tensioni economiche che colpiscono oggi i lavoratori e le famiglie, è certamente un altro problema sul tappeto e dobbiamo aver attenzione anche per “la giusta mercede”. Ma occorre trovare soluzioni opportune e condivise per migliorare la produttività, che siano soprattutto rispettose delle condizioni di lavoro dell’uomo e della funzione equilibrata che il lavoro deve avere nella sua vita.
Ma poiché il 1° Maggio è una festa, e per noi è soprattutto la festa di San Giuseppe Lavoratore, vogliamo concludere questo nostro intervento con una nota positiva, sottolineando il valore che assumono, in questa giornata, le tante manifestazioni che si celebrano nelle città e nei paesi e che vedono i nostri Circolo A.C.L.I. presenti in prima linea nell’organizzazione diretta ed in quella compartecipata con parrocchie ed altre associazioni di ispirazione cattolica: si tratta, nella maggior parte, di Sante Messe, di benedizioni di mezzi produttivi, ma anche di momenti di ritrovo e di giusto svago per i singoli e per le famiglie. Per formare una coscienza rivolta al rispetto della vita umana ed al sua valore primario serve anche che il lavoratore credente si soffermi a meditare sui significati più profondi del suo essere operatore consapevole; spesso è proprio questa coscienza che manca, perché poco la si alimenta con la conoscenza e l’approfondimento, presi come siamo, tutti, da riferimenti immediati e da messaggi superficiali.
Compito delle A.C.L.I. è anche questo: formare le coscienze e migliorare le conoscenze, riprendendo un percorso che abbiamo indicato anche nel nostro recente Congresso Provinciale e che richiama le ragioni stesse istitutive del nostro Movimento.

Presidenza Provinciale A.C.L.I. – Ravenna

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